Emozioni e Volto

 

Ciascun momento della nostra esistenza ha senso e assume un significato perché è accompagnato da specifiche emozioni che danno colore tono e ritmo a ciò che accade intorno a noi. L’emozione può essere definita come il carburante che alimenta la motivazione all’azione e le nostre scelte, un movimento che nasce dall’anima e si palesa sul corpo. Il termine stesso emozione deriva da e- moveo che vuol dire muovere fuori ossia fare emergere attraverso l’espressione corporea quello che si cela nel profondo dell’anima. Secondo alcuni psicologi l’emozione rappresenterebbe, infatti, la fonte principale dell’energia psichica e il ponte tra lo psichico e il corporeo essendo caratterizzata da un aspetto somatico (innervazioni corporee) e un aspetto psichico (le immagini e le idee). Riprendendo la definizione proposta da Plutchick l’emozione è un insieme complesso di interazioni tra fattori soggettivi e oggettivi mediate da sistemi neuronali/ormonali, che possono dare origine ad esperienze affettive come sensazioni di attivazione e di piacere/dispiacere; generare processi cognitivi, come effetti percettivi emotivamente rilevanti, valutazioni, processi di etichetta mento; attivare aggiustamenti fisiologici di vasta portata alle condizioni elicitanti; portare ad un comportamento che è spesso, ma non sempre espressivo, finalizzato e adattivo. (Plutchick, 1995, p.27).  Emerge da questa definizione come essa sia caratterizzata da diverse componenti (fisiologica, cognitiva, espressivo-motoria, motivazionale, soggettiva), ciascuna delle quali approfondita e studiata da specifiche teorie: teorie neurofisiologiche, teorie cognitiviste e teorie evoluzioniste. All’interno delle teorie neuropsicologiche distinguiamo: la teoria periferica di James secondo cui l’emozione è la sensazione fisiologica quando percepiamo un evento eccitante e sostiene che alla base dell’esperienza emotiva c’è un meccanismo retroattivo dalla periferia dell’organismo al sistema nervoso centrale; la teoria centrale di Canon secondo cui i centri di controllo ed elaborazione dei processi emotivi sono localizzati centralmente nella regione talamica. Tra le teorie cognitive ritroviamo: la teoria cognitivo-attivazionale di Shacter e Singer secondo cui l’emozione è composta da un aspetto fisiologico (arousal) e uno psicologico (legata alla percezione dello stato di attivazione e all’attribuzione di essa ad un evento plausibile); il modello gerarchico-evolutivo di Sherer sostiene che l’emozione è costituita da diverse componenti (percettivo-motorie, valutative ordinate gerarchicamente e secondo livelli di articolazione e complessità crescenti con il progredire dello sviluppo. Secondo questo modello le differenze nelle emozioni derivano dalle diverse modalità con cui gli individui vivono interpretano e valutano il loro ambiente. Le teorie evoluzioniste che fanno capo agli studi di Charles Darwin sostengono che le emozioni permettano la sopravvivenza della specie (Tomkins, 1962) e che siano universali e innate (Ekman e Friesen, 1978).

Le emozioni sono un importante mezzo di comunicazione del proprio mondo interno ci permettono di relazionarci agli altri e vengono condivise attraverso espressioni gesti e parole.  Il volto più delle altre parti del corpo è il protagonista delle espressioni delle emozioni, tanto da essere definito una finestra dell’anima. Lo studio delle espressioni delle emozioni ha origini antiche, già Aristotele nella sua opera la fisiognomica parla di espressioni facciali caratteristiche di determinate emozioni, quali rabbia, gioia, paura e di come la loro osservazione fosse fondamentale al fine di trarre inferenze sulla qualità morale di un determinato individuo. Nella metà del XX sec. Charles Bell con la sua nota opera The Anatomy of Phylosophy of expression as connected with the fine arts (1847) e Charles Lebrun possono essere ritenuti tra i primi autori che hanno incentrato i loro studi sull’universalità delle espressioni delle emozioni, seppure studiandole attraverso l’analisi dei volti dipinti. Lebrun, in particolare scrisse trattati, come le Conférences sur l’expression des différent caractéres oppure il Traité de la physionomie, all’interno dei quali dava consigli su come dipingere un volto umano nelle varie espressioni delle emozioni. Successive alle opere di questi autori appaiono i lavori di Duchenne (1862) e Darwin (1872). Duchenne studiò sperimentalmente la forma assunta dai muscoli del viso quando si prova una determinata emozione. Al fine di osservare le diverse configurazioni espressive che assume il viso quando si prova una determinata emozione si servì di elettrodi che contraevano separatamente ogni muscolo. Il brillante metodo di Duchenne di studiare le emozioni analizzandone artificialmente le espressioni prodotte sul viso fu in seguito ripreso dal medico legale Minovici, il quale otteneva le contrazioni del volto di un cadavere, infliggendo, attraverso i muscoli da contrarre, lunghe e sottilissimi spilloni. Il metodo delle contrazioni dei muscoli e delle iscrizioni grafiche dei movimenti dei muscoli durante il riso fu adoperato anche da Tommaso Senise e descritto nella sua opera Il Riso in fisiopatologia. A questi studi seguì l’analisi delle emozioni e delle espressioni facciali autentiche caratterizzata dal lavoro di Darwin. L’anatomista Hjstojio, può essere ritenuto, con il suo atlante dei muscoli facciali, il primo ad aver codificato e decodificato in modo completo  le contrazioni dei muscoli facciali, singolarmente o in combinazione con altri muscoli, che modificano le sembianze di un viso. Ekman e Friesen, ispirandosi al medico svedese hanno dato vita al F.A.C.S. (Facial Action Coding System) riconosciuto attualmente come il principale sistema di codifica dei movimenti facciali che caratterizzano le espressioni delle emozioni.

Bibliografia

Niceforo A. (1952) La fisionomia nell’arte e nella scienza, Sansoni Edizioni Scientifiche, Firenze

Senise T. (1941) Il riso in fisio-patologia, Studium, Napoli


 

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Danzaterapista e Psicologa Ersilia Maria Tuosto © 2016 EmozionalMenteCorpo. All Rights Reserved.

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